Cosa non scrivere mai in ChatGPT: sette regole per una PMI
È la prima obiezione che ci fanno in azienda, ed è quella giusta. Non serve una policy di venti pagine: servono sette regole che stiano su un foglio attaccato al muro dell'ufficio. Queste.
1. Niente dati che identificano una persona
Nomi e cognomi di dipendenti, buste paga, certificati medici, curriculum, dati di clienti privati. Se il documento serve davvero, si sostituiscono i nomi con «Cliente A» prima di incollarlo. Trenta secondi di lavoro che eliminano il problema alla radice.
2. Niente prezzi di acquisto e marginalità
I listini di vendita sono pubblici, i vostri costi no. Un'offerta si può far scrivere; la riga con il margine si toglie prima.
3. Niente documenti sotto accordo di riservatezza
Se avete firmato un NDA con un committente, quel capitolato non esce dal vostro perimetro. È un vincolo contrattuale, non una preoccupazione tecnica: qui non si valuta, si rispetta.
4. Niente credenziali, chiavi, codici
Password, token, numeri di carta, IBAN. Sembra ovvio, e succede ogni settimana perché si incolla un'email intera senza rileggerla.
5. Il conto aziendale non è il conto personale
Un account gratuito personale e un piano aziendale non trattano i vostri dati allo stesso modo. Prima di caricare qualunque documento di lavoro, si verifica quale dei due si sta usando. È la singola scelta che cambia più cose.
6. Nulla esce verso un cliente senza una firma umana
Non è una regola sui dati, è una regola sulla qualità: chi manda il documento se ne assume la responsabilità, come per qualsiasi bozza scritta da un collega. Serve un nome, non un processo.
7. Le regole stanno su un foglio, non in un manuale
Sette righe, stampate, in ufficio. Una policy che nessuno legge protegge meno di un foglio che tutti hanno visto.
Nel laboratorio, questa parte dura mezz'ora
Le scriviamo insieme sui vostri casi reali, non in astratto — ed è la parte che il titolare poi racconta al proprio commercialista.
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